Nuove composizioni nate per il quartetto, trascrizioni dal repertorio antico (Dowland) e contemporaneo (Cage), un pezzo di Sun Ra e Lonely Woman di Ornette Coleman, la nuova musica da film da L’ordine delle cose di Andrea Segre, la tradizione arabo-andalusa, l’improvvisazione.

E’ questo il bacino a cui il quartetto attinge per mettere a fuoco un concerto site-specific, mai uguale a sé stesso, che scavalca con consapevolezza i confini tra i generi musicali ed i periodi artistici. Di volta in volta vengono sperimentate le possibilità di interazione
tra un quartetto, un pubblico ed una location. Tre entità che diventano menhir.

“Il menhir è l’oggetto più semplice e più denso di significato dell’età della
pietra. E’ guida e segnale, è oggetto statico ed è spazio da percorrere, in un
contesto di erranza e di nomadismo. L’area in cui viene eretto è un territorio
neutro, non riconducibile ad un villaggio, in cui più popolazioni riconoscono una
potente valenza simbolica.


da Walkscapes, Camminare come pratica estetica
Francesco Careri, Piccola Biblioteca Einaudi (2006)